martedì 6 novembre 2012

Mare di pioggia.



Il mare che sale con le sue onde alte. Ed esplode. Batte forte sugli scogli. Sopra il cielo, di quel perfetto blu avvolto dal grigio. Si amano, si fondono: blu e grigio. Le antenne dei televisori graffiano quel cielo perfetto che tanto invidiano. Un camino color salvia lo tocca piano, il cielo, e cerca di non disturbare quella perfezione celeste. L’immenso infinito che è dentro ognuno di noi, come uno specchio di quelle stelle lontane e eteree. E in tutta questa melodia rimane solo, forte, il rumore delle gocce di pioggia sui vetri, mentre il cielo cade.

sabato 20 ottobre 2012

Noninferno.



Che Joey chiudeva gli occhi e si perdeva in quel limbo perfetto tra sogno e realtà. Una porta blu che portava dentro il piccolo regno di Joey e V. C'era una stanza lilla, un'immesa libreria panna coperta di libri, i Calvino ordinati perfetti. Accanto, divisa da un'immensa porta a vetri, la sala della musica. Un grande pianoforte a coda, chitarre, e tutti gli strumenti che lei sa suonare. Un salotto ampio, ancora libri, ancora musica. Un grande divano bordeaux, morbido. Una poltrona immensa con tutti i colori del cielo e del mare. Una cucina avvolgente, dai toni dell'azzurro chiaro. Un tavolo nero, due grandi tazze ocra per la colazione e delle viole, quelle che sfioriscono in Gaetano e che sbocciano in De André. Una moka da tredici, non dodici né quattordici. Una camera grigioazzurra con una grande letto, il profumo di cedro blu penetrante e la Bagnante di Valpinçon con la sua pelle di pesca e velluto. In tutte le stanze immense fotografie e opere d'arte e le frasi terebranti dei libri. Ci sarà Magritte, Man Ray. Calvino, Kandinsky, Klee. Ci sarà scritto "Il nostro non inferno" ma non so ancora dove. Un prato con le betulle e le magnolie, e i fiori di loto.

Ci saremo io e te, diceva Joey.

mercoledì 26 settembre 2012

Giallogrigiastro.



Il cielo di anice striato di grigioazzurro e i tramonti lontani tipo duecentosettantatre chilometri. Le gru gialle dei cantieri di provincia abbandonati che sembrano lividi in via di guarigione nella pelle delle nostre città. E tu che non ci sei più. I poetii che non muoiono mai e le tue parole violente, vive che ci cullano ancora nel grigio delle nostre città addormentate.

martedì 22 maggio 2012

Joey.


I libri erano l'unico modo per distrarre Joey dagli incastri della sua vita. I morti sul lavoro, i suicidi sul lavoro. Trema la terra, spariscono sorrisi in un lampo. Le nuvole avvolgono i suoi pensieri come la nebbia fredda che si condensa nelle pareti. Joey passava le sue giornate ad affilare i lunghi coltelli che da un paio d'anni teneva conservati sotto le doghe del letto. Chiudeva gli occhi e tornava bambina in quel mondo di favole dell'orrore dove viveva immersa nel grande oceano con grandi animali marini di pezza. Occhi di anice. Lacrime come pietre. Animali fantastici troppo lontani. Le sigarette sulle moquette bruciata. Tutti i segni delle tazzine di caffè sul pavimento. Le macchie d'inchiostro. I respiri lunghi. La pioggia di maggio.

martedì 17 aprile 2012





Di tutte le città che Joey avrebbe portato nel cuore c'era anche Venezia. Venezia l'esigente. Venezia la vanitosa. Venezia che ha bisogno di attenzioni e cure per non soccombere. Venezia bluastra, verdastra. Venezia sommersa. Venezia e le pagine ingiallite dei libri. Il profumo di pagine ingiallite. Che aveva ragione Marco Polo a dire che Venezia si perde con un battito di ciglia. Joey aveva urlato troppo forte il suo nome. Venezia che è cullata dal mare. Venezia che è stuprata dal mare. Venezia ciglia di seta. Venezia mare senza spiagge. Venezia e gli occhi grandi di Joey. Venezia poeti, santi e navigatori. Venezia che è un imbroglio. Venezia, dove Joey ci sta lasciando le vene, il cuore e le arterie.

Venezia, cuore di nebbia e salsedine.





“- Sire, ormai ti ho parlato di tutte le città che conosco.
- Ne resta una di cui non parli mai…. Venezia. 
- E di che altro credevi che ti parlassi?
- Non ti ho mai sentito fare il suo nome.
- Ogni volta che descrivo una città dico qualcosa di Venezia…. Per distinguere le qualità delle altre, devo partire da una prima città che resta implicita. Per me è Venezia…… le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si cancellano… forse Venezia ho paura di perderla tutta in una volta, se ne parlo. O forse, parlando d’altre città, l’ho già perduta a poco a poco”

mercoledì 4 aprile 2012


Le colazioni di Joey. Le sedie vuote in cui non si sarebbe mai seduto nessun drago. Distanze come catene montuose insormontabili. Il cielo che le scivolava piano addosso ad ogni passo. Il resto del mondo è un luogo troppo caldo anche nei giorni di pioggia, pensava. La corruzione interiore. I sorrisi spenti dalla pioggia come le candele. La paura mangia l'anima. I letti in cui  non ci stenderemo mai insieme. Duecentonovantacinque giorni.
I libri impolverati sugli scaffali. I libri con le matite come segnalibri che aspettavano il commento di un Drago lontano. Lontano. Joey voleva solo il silenzio della notte scura e avvolgente. O forse l'unica cosa che Joey voleva davvero era respirare di nuovo a pieni polmoni. Aria fresca per non soffocare più nell'aria rarefatta dei suoi giorni.

sabato 10 marzo 2012

Colori Complementari.

C'erano i giorni di sole che regalavano all'acqua un verdastro perfetto nato dall'innamorarsi dei gialli raggi del sole del blu del mare. Joey sedeva con le punte delle scarpe che giocavano ad accarezzare l'acqua. Il sole che feriva i suoi occhi chiari, socchiusi. Ui libro sulle ginocchia e l'avvolgente profumo di quelle pagine piene di libertà. Una Venezia celeste raffigurata da Moebius in cui dentro c'era anche lei.

martedì 28 febbraio 2012

Non saper che dire.


Per la prima volta Joey si trovava a parlare dell'infinito come mai prima. E c'era la luce fioca di una candela nella sua stanza, le dita che picchiavano forte sulla macchina da scrivere. Il pahtos. Fabrizio De André che è come un villaggio con attorno una radura e un bosco e tutto a precipizio su un mare blu e profondo e immenso. Ridondanza di E. Lui che incastrava le parole, in maniera semplice per dire cose che in realtà erano complicatissimi. Parlava degli ultimi e li faceva diventare i primi. Le minoranze a cui dava il permesso di urlare. Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria col suo marchio speciale di speciale dispeazione tra il vomito degli estinti muove gli ultimi passi per consegnare alla morta una goccia di splendore di umanità di verità. E tutti coloro che ha cantato.Cantava ogni persona e nessuno capiva abbastanza.

Joey non sapeva che dire in realtà, preferiva il silenzio. Aveva gli occhi grandi e lucidi e pieni di sale. Aveva solo in mente l'infinito, una barca da scrivere e il mare.

mercoledì 22 febbraio 2012

Dell'infinito e di altre storie.

Oggi c’era l’infinito che s’incastrava nella linea perfetta di arancio rosso giallo che divideva il blu del mare dalle stelle del cielo. Il giorno veniva risucchiato via da un alito di vento calmo che nemmeno spettinava i capelli. Joey sedeva poggiata alla riva, con le ossa di vetro contro il gelido cemento. Due stelle segnavano la notte mentre il sole si aggrappava alla rete del mare per rimanere ancora un po’ ad illuminare la terra.


martedì 7 febbraio 2012


C'era il mare che s'incastrava tra due parentesi graffe di nero ghiaccio della laguna. Joey era avvolta dal grigiore del cielo, del mare. Il candido della neve che le cadeva addosso leggera e pesantissima. I capelli le dipingevano assurdi quadri impressionisti sul viso. Stringere tra le dita le pagine ingiallite piene di variopinta cultura. Le dita sporche di inchiostro e i libri di Venezie decedute che aveva comprato uno sconosciuto al posto suo. I centesimi rossi che risuonavano nel pavimento. 
Ma tu che vai, ma tu rimani 
anche la neve morirà domani 
l'amore ancora ci passerà vicino
 nella stagione del biancospino.

giovedì 15 dicembre 2011

,

Barchette di carta velina nelle ossa disintegrate dalla tempesta più violenta del mondo.Joey e gli occhi verdazzurri più spenti del mondo.Ancora nessuna àncora e nessun porto all'orizzonte. Male di miele e cianuro. Le isole con tutti i ponti che crollano. La sua isola con nessun ponte stabile, murature troppo leggere che si sgretolano sotto ogni passo fatto dalle parole. Bisogno di volare lontano con i draghi occhidelmaredelnord. Il grigioazzurro delle persone tristi e malinconiche. Come gli aquiloni nei giorni in cui c'è la bora. Che Joey non era più capace di mettere una virgola a questo periodo nero che di bellissimo non aveva più davvero niente. I periodi neri come il petrolio sulle ali di un gabbiano. Poi si affonda pesantissimi. Attimi come pellicole sottoesposte.
Che Joey era terrorizzata dall'idea di non avere il controllo. 
She's lost control.
She's lost controlo, again.
Again.



domenica 11 dicembre 2011

.

E c'era il Disordine e il cielo rosso in piazza San Marco e il mondo finiva in un frastuono di vetri che Joey lasciava cadere per terra con tutta la violenza che i suoi occhi blu potevano contenere. 

giovedì 1 dicembre 2011

Dcomedistanzedisordinate.

Joey e i pensieri allo zucchero di canna. Distanze intercontinentali con tutti gli uragani del mondo in mezzo. E i  mari che si infrangono sulle loro tempie. Gli occhi stanchi di Sun e gli occhi stanchi di Joey. Pensieri pieni. E il cieli d'autunno che diventano cieli d'inverno. Metamorfosi. Joey cercava le sue dita tra l'oceano delle lenzuola gelide. Il brie. Il pesto. Un posacenere pieno di angosce. I gradini dei ponti che sono come il limbo verso l'infinito. Tipregodimmichecelafaremoiohopaura, gli sussurrava piano all'orecchio.

Le paure sono come le ombre, però rimangono anche quando c'è la nebbia e piove.

lunedì 21 novembre 2011

china.


Disordinati scambi epistolari. Che a Joey tremavano le ginocchia per la paura. Barche dalle finestre di gelide stanze troppo grandi. Coperte oceaniche. Il pennino che graffiava la carta e la china che si sperdeva tra le  sue venature. Caffè e sigarette e mille pensieri blu e grigi. Il grigioazzurro delle persone tristi. L'umido nelle ossa e la nebbia delle stazioni. E tutte le librerie in cui Joey l'avrebbe voluto portare per mano. L'odore dei libri. Occhi come l'autunno nell'oceano. E D. stringeva Joey. E leggersi piano le pagine dei libri. Piano. Lentamente. La fragilità delle anime bluastre. Le anime di cristallo. Che Joey aveva terribilmente bisogno del silenzio che solo gli abbracci sanno creare.

martedì 1 novembre 2011

Gli alberi del nord che li abbracciavano ancora tiepidi scaldati nel sole d'autunno. Sempre verdì. Occhi sempre blùoltremareoceanomaredelnord. Draghi. Brie.Zucchine. Epistole allo zucchero di canna. Carta da pacchi. Persone disordinate con le dita sporche di china e di pensieri. Il non avere più difese. Joey e i chilometri che scorrono veloci lungo la linea bianca.E fa buio presto come nelle sue sinapsi. Le foglie cadono pesanti inzuppate dalla rugiada. Senza difese. Mondi distanti che non s'incrociano mai. Tutti i baci all'anice che Joey conservava nella tasca interna del giubotto. Pensieri di piombo e perle. Barriere “Io dico: liberati quanto puoi e avrai fatto ciò che sta in tuo potere; infatti non è dato a tutti di superare ogni barriera, ossia, per parlare più chiaramente non per tutti è una barriera ciò che lo è per alcuni. Perciò non preoccuparti delle barriere degli altri: è sufficiente che tu abbatta le tue.” Joey che non riusciva a trovare la forza di colpire quel muro che s'era costruita nei suoi eterni diciassette anni.

domenica 2 ottobre 2011

i cieli grigioneri che si illuminano durante i temporali. e le navi in burrasca nei canali. i canali che sono come le mie vene ma al posto del cuore il petrolchimico di Marghera.Joey disegnava con le dita sulla finestra impolverata. mostri e pensieri cupi si materializzavano davanti al suo blu. i problemi della società senza via d'uscita. la giustizia comune. l'unico e la sua proprietà. pensieri di anice. l'incavo perfetto delle clavicole, per appoggiarci il viso e dormirci. i baci all'anice a lunga conservazione rinchiusi in vecchi frigoriferi. mi manchi, gli scriveva. e poi lasciava il foglio ingiallito vuoto. vuoto.

lunedì 8 agosto 2011

idiinfernoblu.

che Joey aveva le gambe spezzate a metà. disintegrate. i termosifoni spenti. le lenzuola grigie, le lenzuola nere. saperci soffocare dentro, lentamente. non avere una colonna sonora adatta a questa disperazione. che non si esce vivi dai periodi troppo blu. troppo densi. troppo vuoti. si chiedeva se si uscisse mai vivi da qualcosa, Joey. anime assirderate. l'inverno d'inizio agosto. nuvole recitate con profonda malinconia. e si mettono lì tra noi e il cielo per lasciarci soltanto una voglia di pioggia. soffocare. i polsi bianchi. che se si colora del blu della notte anche il dolore allora è finita, finita davvero. F  I  N E. come in quei perfetti film francesi in bianco e nero in cui ansimi fino all'ultimo secondo e poi alla fine, soffochi.

giovedì 28 luglio 2011

Dormire o morire. angoli di colline statunitensi tanto scritte e cantate. Joey e i piedi che scivolano sul fango di fine luglio. sul fango verde dei pomeriggi freddi. piogge acide. e i cieli pieni di stelle che non ci sono più. le montagne avvolgenti abbracciate dalle nuvole stanche.e i suoi larghi occhi azzurroverde come il mare in agonia, ma spenti. zaini pesanti per ossa fragili. Joey in libreria. sinapsi suicide. idee che continuano a morire sulle scale delle soffitte. le vene dei polsi. e non avere cartine geografiche per orientarsi nelle vene delle anime lontane. respirare lentamente e sentire i polmoni schiantarsi nelle costole.poi il vuoto.  
V    U   O    T    O.

martedì 21 giugno 2011

che Joey partiva, andava lontano. che Joey immaginava di essere avvolta dalla cruda roccia e non voleva essere sola. portava i suoi amanti fedeli, carichi di parole, sensazioni e emozioni. cibo per le anime perse come lei.

che Joey aveva paura.

mercoledì 8 giugno 2011

O come oceani interiori.

Joey si chiedeva se avrebbe mai ritrovato un posto da chiamare casa. un posto avvolto dal fitto bosco per potersi perdere lentamente.aveva bisogno di un luogo sterile dal mondo. un luogo suo.un luogo dove è emozionante guardare la pioggia dalle vetrate.dove le puntine graffiavano vecchi dischi di vinile che accompagnavano il contrarsi dei suoi polmoni imprigionati nella gabbia toracica. un luogo avvolto di blù e oscurità. un luogo per la pace interiore. dove le sue magliette nere sbiadite si perdevano tra i tappeti scuri.dove poter fumare le sigarette nel terrazzo. dove avvolgersi di libri e dall'odore forte delle pagine ingiallite. un posto che non sapesse di inferno come tutto il resto. un'atmosfera avvolgente. il grigio delle persone malinconiche e sperdute. il nero avvolgente. il bluazzurro degli oceani e mari lontani. degli oceani lontani. degli oceani, come quelli che cantava De Andrè.


- Fabrizio, che tipo di presenze ha per te oggi il mare? - Pare che perfino Attila si sia fermato davanti al mare. Attila sicuramente non era un buon marinaio, ma può darsi che davanti al mare gli sia bastato sedersi ed immaginare.