sabato 10 marzo 2012
Colori Complementari.
C'erano i giorni di sole che regalavano all'acqua un verdastro perfetto nato dall'innamorarsi dei gialli raggi del sole del blu del mare. Joey sedeva con le punte delle scarpe che giocavano ad accarezzare l'acqua. Il sole che feriva i suoi occhi chiari, socchiusi. Ui libro sulle ginocchia e l'avvolgente profumo di quelle pagine piene di libertà. Una Venezia celeste raffigurata da Moebius in cui dentro c'era anche lei.
martedì 28 febbraio 2012
Non saper che dire.
Per la prima volta Joey si trovava a parlare dell'infinito come mai prima. E c'era la luce fioca di una candela nella sua stanza, le dita che picchiavano forte sulla macchina da scrivere. Il pahtos. Fabrizio De André che è come un villaggio con attorno una radura e un bosco e tutto a precipizio su un mare blu e profondo e immenso. Ridondanza di E. Lui che incastrava le parole, in maniera semplice per dire cose che in realtà erano complicatissimi. Parlava degli ultimi e li faceva diventare i primi. Le minoranze a cui dava il permesso di urlare. Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria col suo marchio speciale di speciale dispeazione tra il vomito degli estinti muove gli ultimi passi per consegnare alla morta una goccia di splendore di umanità di verità. E tutti coloro che ha cantato.Cantava ogni persona e nessuno capiva abbastanza.
Joey non sapeva che dire in realtà, preferiva il silenzio. Aveva gli occhi grandi e lucidi e pieni di sale. Aveva solo in mente l'infinito, una barca da scrivere e il mare.
mercoledì 22 febbraio 2012
Dell'infinito e di altre storie.
Oggi c’era l’infinito che s’incastrava nella linea perfetta di arancio rosso giallo che divideva il blu del mare dalle stelle del cielo. Il giorno veniva risucchiato via da un alito di vento calmo che nemmeno spettinava i capelli. Joey sedeva poggiata alla riva, con le ossa di vetro contro il gelido cemento. Due stelle segnavano la notte mentre il sole si aggrappava alla rete del mare per rimanere ancora un po’ ad illuminare la terra.
martedì 7 febbraio 2012
C'era il mare che s'incastrava tra due parentesi graffe di nero ghiaccio della laguna. Joey era avvolta dal grigiore del cielo, del mare. Il candido della neve che le cadeva addosso leggera e pesantissima. I capelli le dipingevano assurdi quadri impressionisti sul viso. Stringere tra le dita le pagine ingiallite piene di variopinta cultura. Le dita sporche di inchiostro e i libri di Venezie decedute che aveva comprato uno sconosciuto al posto suo. I centesimi rossi che risuonavano nel pavimento.
Ma tu che vai, ma tu rimani
anche la neve morirà domani
l'amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.
giovedì 15 dicembre 2011
,
Barchette di carta velina nelle ossa disintegrate dalla tempesta più violenta del mondo.Joey e gli occhi verdazzurri più spenti del mondo.Ancora nessuna àncora e nessun porto all'orizzonte. Male di miele e cianuro. Le isole con tutti i ponti che crollano. La sua isola con nessun ponte stabile, murature troppo leggere che si sgretolano sotto ogni passo fatto dalle parole. Bisogno di volare lontano con i draghi occhidelmaredelnord. Il grigioazzurro delle persone tristi e malinconiche. Come gli aquiloni nei giorni in cui c'è la bora. Che Joey non era più capace di mettere una virgola a questo periodo nero che di bellissimo non aveva più davvero niente. I periodi neri come il petrolio sulle ali di un gabbiano. Poi si affonda pesantissimi. Attimi come pellicole sottoesposte.
Che Joey era terrorizzata dall'idea di non avere il controllo.
She's lost control.
She's lost controlo, again.
Again.
domenica 11 dicembre 2011
.
E c'era il Disordine e il cielo rosso in piazza San Marco e il mondo finiva in un frastuono di vetri che Joey lasciava cadere per terra con tutta la violenza che i suoi occhi blu potevano contenere.
giovedì 1 dicembre 2011
Dcomedistanzedisordinate.
Joey e i pensieri allo zucchero di canna. Distanze intercontinentali con tutti gli uragani del mondo in mezzo. E i mari che si infrangono sulle loro tempie. Gli occhi stanchi di Sun e gli occhi stanchi di Joey. Pensieri pieni. E il cieli d'autunno che diventano cieli d'inverno. Metamorfosi. Joey cercava le sue dita tra l'oceano delle lenzuola gelide. Il brie. Il pesto. Un posacenere pieno di angosce. I gradini dei ponti che sono come il limbo verso l'infinito. Tipregodimmichecelafaremoiohopaura, gli sussurrava piano all'orecchio.
Le paure sono come le ombre, però rimangono anche quando c'è la nebbia e piove.
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